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martedì 15 marzo 2011

Un pensiero... italiano

Voglio appendere il Tricolore fuori dalla finestra


 Il 150esimo mi sta facendo rispolverare alcuni libri di storia risorgimentale - che intellettuale che sono... leggo Bignami... - e non so, ma tutto quel sangue, tutto quell'intreccio di invasori, invadenti, invasati; tutti quei popolo e popolino, borghesi, nobili, intellettuali, opportunisti, briganti, politici, papi, sovrani, moderati, conservatori, giacobini, baroni; e quei Napoleone, Francia, Austria, Inghilterra, papati, ducati e Borboni; il Congresso di Vienna ed ancora: quel quartetto del Mazzini, Garibaldi, Benso Camillo e il Re! - preferisco la Repubblica, ma devo aspettare altri bigini ... - Insomma tutto quel crogiolo di persone, fatti, opere - e omissioni... - che hanno preparato prima e costituito poi l'unità d'Italia... ecco, non so, ma tutto ciò mi fa sentire italiano. E dai "reportage" del Cuoco, all'amore di patria e Chiesa del Manzoni; dalle prigioni del povero Silvio (il Pellico, si intenda), alle memorie delle imprese dei Mille; e da chi più ne ha a chi più metta; tra un massone, un carbonaro e un giovane italico, risalgo la storia della penisola fino a vedere i confini dello Stivale uniti (nel 1861 i confini non erano proprio quelli attuali: c'erano buchi e poi future perdite da mettere a posto; ma, insomma, l'unità c'era). Siamo nati da questi guazzabugli: eravamo la terra per papi e accomodamenti di potere delle grandi monarchie europee, di sedimentazioni per succursali dell'Ancien Régime, di contese fra Austria e Francia (e fra tutti gli altri assolutismi europei in genere, con i loro intrecci di letti e di principi e madame da incasellare); ma con la "rivoluzione" del primo Risorgimento (primo perché pare che questo periodo abbia date convenzionali soggette a opportune spinte verso chissà più quale fine), con un po' di scotch di qua e un po' di colla di là, tra mille insuccessi, trame e spinte d'orgoglio  - e di convenienza ... -, il feudo Italia si unì e si rese unico. E da allora siamo diventati un grande popolo: nei fatti, nel colore, nel sentimento e nella sincerità ; qualità che da sempre contraddistinguono noi italiani. Va bene, va bene, in queste ultime asserzioni ho esagerato con le qualificazioni cedendo ad un edulcorato sentimentalismo patriottico: ho preso un abbaglio idealizzando "Italia". Ridimensiono subito il concetto con un pensiero più schietto e banale, quasi demagogico, tuttavia sincero: siamo unici, siamo italiani.

LR.



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